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venerdì 8 maggio 2015

La mia storia di allattamento. Sì, ne parlo di nuovo





Quando ero incinta ero capace di passare un pomeriggio su internet cercando di comprare oltre oceano un unicorno fatto all’uncinetto ma mannaggiamè se mi veniva mai in mente di cercare da qualche parte una minima nozione sull’allattamento. Consideravo la fase della “mucca da mungere“ una cosa lontana, una questione a cui avrei pensato dopo, come la storia dei vaccini o degli asili; sbagliavo. Ho vissuto nell’inconsapevolezza e lasciandomi trascinare dagli eventi come un adolescente che c’è rimasta fregata e ho pensato di gestire solo con l’istinto una questione che invece è molto delicata e che tutte le donne incinte dovrebbero approfondire.
Chicco mi ha chiesto di condividere la mia esperienza di allattamento e ho deciso di farlo perché credo che leggere un'esperienza diretta sia meglio che leggere un articolo di giornale o un prospetto informativo.
Io ho allattato la Nina fino a 14 mesi ed ero una che non voleva allattare. Questo ve la dice lunga su come ho preso la questione in maniera scriteriata. Nei mesi dopo il parto ho fatto tutto il contrario di quello che mi ero messa in testa quando aspettavo la Nina, l’ho addormentata allattando ogni santa volta, ho allattato ovunque e comunque solo per poterla calmare, ho lasciato che tutto il peso di certe mansioni come dormire e mangiare ricadesse su di me e sul gesto del dare il latte fino a farlo diventare niente altro che un balocco quando la Nina ormai si mangiava, seduta a tavola, una pasta al pomodoro. 

Ma partiamo dall’inizio, quando tutta rattoppata come una coperta patchwork ti riportano in camera dopo il parto e un’ostetrica ti dice: vai, attacca la bambina al seno. Però stai attenta a come la attacchi e a come la tieni e a come si muove e al capezzolo e alla spalla e al colostro e al feng shui e a che urano sia in terza casa. CHE ANSIA
Io ho fatto come al liceo, ho finto di sapere il fatto mio, ho incrociato le dita e ho attaccato la Nina. Ecco, ora dico la verità, io non ho fatto niente altro che prendere e avvicinarla al seno. Basta. Ha fatto tutto lei e io non ho mai avuto ingorghi, ragadi o altre parole terribili che non starò qui a nominare. Fortuna? Fato? predisposizione genetica? Boh. Forse sì.

E poi tornati a casa arriverà la notte delle notti, quella che tutti passano almeno una volta nei primi giorni di allattamento, la notte del “ecco, lo sapevo, mi è andato via il latte!” 
Pronunciato con più o meno enfasi ma sempre accompagnato dal panico di lasciar morire la creatura di stenti per una poppata saltata e che si risolve comprando un bidone di latte artificiale o riprendendo fiato e aspettando. 

Insomma, i giorni passavano col mito del latte della mamma, tra i quaderni con segnate le poppate e le doppie pesate e con la storia dell’allattamento a richiesta che non rifarei mai, mai, mai e poi mai perché ha fatto di me un ciucciotto vivente, un pupazzo in carne ed ossa, una copertina consolatoria respirante. Lo so che ci sono signore scuole di pensiero che esaltano le virtù dell’ allattamento a richiesta ma io per la mia esperienza posso solo dire che probabilmente avrò sbagliato nel gestirlo e che probabilmente non sapevo distinguere le richieste ma ha creato solo cattive abitudini in mia figlia e mi ha reso pigra.

In poche settimane le mie tette erano diventate la soluzione a tutti i problemi della Nina in un “rincitrullimento” collettivo che partiva da me passando per le nonne e il babbo fino ad arrivare al pediatra che faceva spallucce ogni volta che chiedevamo delucidazioni su quando staccare la bambina che era diventata un po’ ossessiva. Risposta: quando pare alla mamma

MA CHE RISPOSTA E’ CHE IO QUI DEVO FAR CONVERGERE I PIANETI PER FARMI UNA DOCCIA FIGURIAMOCI SE RIESCO A PRENDERE UNA DECISIONE DI QUESTO TIPO

C’è da dire che poi io non ho mai avuto a che fare con una creatura facile. A me quei bambini paffuti e sonnolenti non sono toccati, è toccata piuttosto una stecchina che faceva pochi etti al mese e non dormiva praticamente mai, quindi toglierle il latte materno equivaleva per l’opinione pubblica ( le nonne) al gettarla da una rupe. 

E poi arrivano i denti. Quando ho smesso di allattare la Nina aveva 12 denti. Serve che aggiunga altro? No, non credo.

Quando è arrivato il momento di staccarla dal seno perché ormai era diventato solo un circolo vizioso di bizze e attaccamento e soprattutto ormai era più che svezzata, pensavo che sarebbe stata una tragedia greca, l’ennesimo periodaccio, un’infinita sequela di notti insonni e invece in tre giorni è passato tutto, tutto dimenticato e devo ammettere che è stato un piccolo grande passo per entrambe, lei è cresciuta e io mi sono sentita più autonoma e libera. 


Non mi fraintendete, non voglio dire che tutto quello che è allattamento è un disturbo o una palla al piede, è un vero momento di primordiale intimità mamma/cucciolo, è una sensazione di amore che è davvero toccante e indimenticabile. Non vorrei neanche sembrare troppo rigida o troppo propensa per un metodo o per un altro. La verità è che non ci sono metodi sbagliati se una mamma lo fa con cognizione di causa e seguendo quelle che sono le sue esigenze e quelle del bambino. Alla fine per tutta la vita la mamma sarà quella che manifesterà il suo amore con la frase “Hai mangiato? Hai fame? Ti preparo qualcosa?” e credo che parta tutto da questa primo momento. Non lo so se tornando indietro rifarei tutto quello che ho fatto, sicuramente mi informerei di più e cercherei di farmi influenzare molto meno da alcune credenze, da alcuni metodi troppo rigidi e da situazioni contingenti, probabilmente cercherei la soluzione meno facile perché forse si rivelerebbe anche la più educativa e vantaggiosa a lungo andare. 

mercoledì 21 gennaio 2015

La lista Bebè secondo me



Alcune lettrici del blog "in attesa" mi hanno scritto delle mail molto carine dove, riponendo in me una fiducia che non merito, mi chiedevano consigli su cosa acquistare di veramente necessario prima dell’arrivo del ciclone.
Non so quanto sia affidabile una guida simile scritta da una mamma che più volte ha messo lo sterilizzatore nel microonde senza acqua o che ha lasciato acceso l’interfono bebè per quasi una settimana, comunque mi rendo conto che prima dell’arrivo della creatura si faccia una gran confusione e anche io ho comprato cose che non ho usato o che ho usato per poco e solo perché ormai ce le avevo.

C’è da dire che nei mesi che precedono il parto tutti diranno quello che è stato utile a loro, alla loro cognata, alla collega, alle madri americane, ad una tizia che hanno visto in tv. Per non parlare dei negozi specializzati dove anche a me hanno cercato di rifilare un "fon da bebè" (che fa solo piano e a temperatura bassa quindi come un fon normale usato con criterio, mannaggiavoi) oppure uno specchietto retrovisore ausiliario da attaccare al parabrezza per controllare meglio il bebè seduto dietro (no comment), quindi capisco quando mi dite che vi sembra che serva tutto ma non riuscite a mettere a fuoco cosa sia veramente utile. 

Premetto che dovete seguire molto anche il vostro istinto e sentirvi tranquille. Se avere tutto quello che serve vi fa stare bene, fatelo. Se sentirvi più leggere ed essere un po' fataliste vi fa stare bene, fatelo. Io nei mesi che precedevano il parto ho cercato di essere molto risoluta sul fronte "lista bebè" sia con i parenti che con i negozianti e, al suono di bugie come "ce l'ho già" o verità come "ho la casa piccola", ho cercato di non farmi prendere troppo la mano da "quello che mi potrebbe servire". Nonostante questo ho avuto in casa cose che sono state solo lì a prendere posto, polvere e poco altro.
Il mio consiglio in generale è quello di comprare dopo anche se lo so che i parenti premono per farvi regali e che vanno spremuti quanto il pupo ha gli occhi languidi dei primi giorni di vita però, ad esempio, la Nina non è mai voluta stare seduta sulla sdraietta e sembrava seduta sulla sedia di un fachiro, tempo di sosta massimo 30 secondi; oppure il box, che a detta di molti sembrava una cosa fondamentale, prendendo due misure abbiamo capito che o stavano noi in casa o ci stava il box e comunque forse lì dentro la Nina sarebbe stata buona 45 secondi. 
Ah per non parlare dei ciucci! Ne avrò avuti una trentina di ogni foggia e colore con tanto di porta ciuccio, appendi ciuccio sterilizza ciuccio, smolecolizza ciuccio ecc. MAI PRESO.
Un altro consiglio che vi do è quello di non essere timide e di accettare che i parenti o gli amici vi passino le cose che non usano più, ovviamente tenendole bene e ricordando che non sono vostre. Chi vi passa un trio o un box sarà felice di fare posto in casa e voi avrete risparmiato soldi per comprare pelliccette rosa di Zara.


Comunque, per quanto mi riguarda, queste sono le cose che a distanza di due anni mi sono servite veramente, ve le elenco indicandovi anche la marca del prodotto ma è solo un'indicazione generica. 
Dico un'altra verità: molte delle cose dell'ikea per i bebè sono comode, pratiche e ad un prezzo accettabile.

Termometro auricolare


Misurare la febbre ai bambini è uno sbattimento infinito. Prima di tutto perché vi sembrerà che abbiano la febbre ogni due giorni e perché credetemi, avere una risposta in pochi secondi è fondamentale.





Vaschetta Flexi Bath


Se avete un bagno molto piccolo si può ripiegare e nascondere ed è possibile acquistare una specie di "cucchiaino" per tenere in acqua i bambini anche di poche settimane.




Baby Monitor tommee teppee


Allora, se avete la stanza dove dorme la creatura molto vicina, una casa silenziosa e l'orecchio di the sentinel forse non ne avete bisogno, per me è stato fondamentale soprattuto per le dormite pomeridiane. Questo è calibrato alla nord europea (cioè vado solo se serve davvero) e segnalerà solo un rumore chiaro e distinto o il bimbo che piange per bene. 





Sterilizzatore per microonde


Non sono una molto fissata con i batteri e meno male altrimenti a quest'ora, vista l'indole da panno swiffer di mia figlia, avrei già l'esaurimento nervoso, però ammetto che ancora uso lo sterilizzatore   per microonde (sei minuti e via) e ogni tanto faccio un carico di biberon, bicchierini e stoviglie della Nina per salvare il salvabile. N.B. Controllate bene le misure del vostro microonde e dello sterilizzatore


Seggiolone trip trap stokke
Lo so che è costoso ma ho visto che anche molte altre aziende si sono messe a fare cose simili a prezzi più bassi. Io l'ho usato fin da quando la Nina ha cominciato a stare seduta e devo ammettere che tutt'ora è comodo per stare a tavola ma anche per stare a colorare sulla tavola o guardare la tv
E poi non deturpa esteticamente l'ambiente come altri seggioloni e quando il bambino cresce diventa una normale sedia per la tavola che può usare anche un adulto.



Tappetino giochi


Vi ho scritto sopra che la Nina non è mai stata sulla sdraiatta e me n che meno nei box, però ha passato un bel po' di tempo nel suo tappetino Lilliputinens che ho messo via solo quando ha cominciato a gattonare. 

Pucciosi al punto giusto e questo si chiude con la zip tipo valigetta.



Cuscino per allattamento 


Con un parto come il mio (ma a voi andrà meglio eh! Non mi ascoltate,  non leggete!) questo cuscino più che per allattare mi è stato utile per sedermi come una persona normale non appena tornata dall'ospedale, però in seguito mi è servito anche per tenere la Nina sollevata o per lasciarla a dormire in sicurezza. E comunque anche ora è in camera e lo usa per sedersi mentre gioca.




Sedia ripiegabile 


Se amate andare a ristorante e se avete il coraggio tipico dei folli di andare al ristorante con un bambino agitato, vi converrà sapere che non tutti i ristoranti hanno un seggiolone. Quando la Nina aveva pochi mesi siamo andati al ristorante giapponese che non aveva seggioloni, abbiamo ordinato una zuppa bollente e l'abbiamo mangiata con le bacchette palleggiandoci la creatura ad ogni boccone di noodles sfuggenti. MAI PIU'.
Non sono molto belle da vedere ma alla fine chi se ne frega sta ripiegata nel baule della macchina ma fa molto comodo per qualunque improvvisata e anche quando siamo a mangiare da persone che non hanno bambini.




Spero di esservi stata utile, non sono proprio una di quelle mamme blogger brave a fare e recensioni dei prodotti, sarà forse questo vivere a casaccio ma posso giurarvi che queste poche ed essenziali cose che vi ho elencato le ho veramente consumate.

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